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Industria 4.0 e inclusione
Le nostre sfide per il futuro
01/23/2017
    L’editoriale di fine mandato del Presidente di Confindustria Veneto Roberto Zuccato

“La nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello”. Proiettare l’immagine della “società liquida” delineata da Zygmunt Bauman, in Veneto, significa fare i conti con la messa in discussione del mito del Nord Est quale modello vittorioso e duraturo di crescita e sviluppo?
Nel 2013, all’inizio del mio mandato di Presidente di Confindustria Veneto, avevo posto l’accento sul fatto che il declino del nostro territorio non era ineluttabile, che il cambiamento erodeva le nostre certezze, ma era un’occasione di rinascita. A patto di saper non solo innovare, ma reinventare la nostra tradizione manifatturiera.
Tra le “macerie” iniziava a farsi largo un ottimismo legato al back to manufacturing, sulla scia di quanto stava accadendo in particolare negli Stati Uniti, accortisi, dopo anni di delocalizzazione, che trasferire la produzione all’estero significava diminuire la capacità d’innovare. Un ritorno al manifatturiero non nostalgico, ma connotato da forti elementi di novità, portati dalla rivoluzione tecnologica globale, soprattutto digitale.
Il percorso del quadriennio alla guida della Rappresentanza regionale si è quindi fin da subito focalizzato sull’obiettivo primario di far conoscere e diffondere il nuovo modo di fare industria. Animati da un’idea di Confindustria Veneto non solo soggetto di rappresentanza, di lobby e provider di servizi, ma anche e soprattutto laboratorio di visione e pensiero strategico.
Il primo capitolo di questo nuovo racconto è stato il progetto #Veneto2020, da cui è nato il Manifesto del Nuovo Manifatturiero. Esso ha tracciato il perimetro delle sfide dell’industria veneta nelle sue interconnessioni con alcuni fattori determinanti: capitale umano e formazione, tecnologie digitali e innovazione, cultura e turismo, territorio e area metropolitana. Ne sono nati diversi progetti ambiziosi.
Il pilastro più importante di questo percorso è stata la centralità data al capitale umano e all’innovazione, al legame tra ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e impresa. Un impegno che ci ha permesso, ad esempio, di indirizzare la politica regionale alla creazione delle Reti Innovative, ma soprattutto di ottenere il Competence Center del Nord Est, grazie all’intesa con le altre Confindustrie regionali e con le Università, così da poter svolgere un ruolo da protagonisti nell’ambito del Piano Industria 4.0 del Governo.
Il Veneto rappresenta il laboratorio ideale per lo sviluppo del modello industriale 4.0. L’imperativo dei prossimi anni sarà quindi investire in tecnologia, ricerca e nuove competenze, per permettere alle nostre imprese di cavalcare, e non subire, la quarta rivoluzione industriale, per generare un impatto di innovazione e crescita che contagi tutti gli altri settori.
Se l’iperammortamento è lo strumento incentivante, sarà la “rivoluzione digitale”, i nuovi modelli di business a renderci competitivi e duraturi.
Anche la rappresentanza degli interessi, va profondamente innovata. Per questo Confindustria Veneto ha sostenuto con convinzione #Arsenale2022, un progetto che, per la prima volta, vede alleate ben 10 associazioni dell’impresa, delle professioni e dei lavoratori. L’obiettivo di #Arsenale2022 è quello di formare una nuova classe dirigente consapevole ed interprete del nuovo mondo, organizzando una vera e propria “scuola della rappresentanza”.
In questi giorni si conclude il mio mandato di Presidente di Confindustria Veneto. Sono stati quattro anni belli, intensi, a volte difficili, inutile nasconderlo. Ho lavorato per dare a Confindustria Veneto una visione chiara delle sfide del futuro e qualche strumento in più per affrontarle.
Il futuro industriale del Veneto e del Paese, la rivoluzione delle competenze, l’innovazione digitale e l’inclusione sociale sono le sfide principali.
Lo scenario globale sarà incerto e mutevole, ma il Sistema confindustriale veneto ha la forza e le intelligenze per farcela.
Occorrono tre cose: visione, coraggio, unità. E, come dice e ripete Michael Keaton nei panni di Ray Croch (il fondatore di McDonald’s) nel film The Founder, perseveranza. Industria 4.0 è la condizione indispensabile per salvare la nostra vocazione manifatturiera, ma è altrettanto vero che – come hanno dimostrato gli esiti del Referendum costituzionale - esiste una larga fetta della popolazione impaurita ed impoverita dal cambiamento. La posta in gioco è alta: il declino di un intero sistema economico che ha saputo garantire benessere e prosperità agli imprenditori, ai loro collaboratori e alle loro famiglie Per queste ragioni Confindustria deve farsi carico con caparbietà di interpretare e guidare un progetto che sappia coniugare l’innovazione, da un lato, e l’inclusione, dall’altro.

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